Quarantena - Introspezioni e leoni in gabbia
Ciao ragazz*,
siamo
tutti in quarantena e penso che io come voi mi stia trovando in un lungo
periodo introspettivo, lento.
Per quanto le nostre comodità e tecnologie possano supplire ai nostri vuoti ci troviamo comunque in un momento delicato.
Per quanto le nostre comodità e tecnologie possano supplire ai nostri vuoti ci troviamo comunque in un momento delicato.
Da quanto tempo non ci
trovavamo soli con noi stessi? È interessante provare ad abbracciare questa
sensazione, osservare la nostra mente che scappa di qua e di là, il corpo che
scalpita e chiede movimento, il cuore che batte calmo e regolare e si chiede
cosa stia succedendo.
E poi fare caso a quei
piccoli rumori che ci sono in casa ed ai quali non avevamo mai dato peso,
quanto rumore riesce a fare il filtro dell’acquario? Ascoltare il silenzio
tombale di un sabato sera in centro, dedicare del tempo a pulire casa angolo
per angolo, studiare senza sensi di colpa, affacciarsi alla finestra e
scambiarsi un saluto con il vicino, chi mai l’aveva visto?
E poi sorge una gran
voglia di fare, di uscire.
Vorrei uscire lì fuori
e prenderlo a cazzotti questo nemico, stenderlo e cacciarlo via.
Ma è invisibile. Siamo
assolutamente impotenti.
Fa uscire di brocca
questa storia.
Sento le budella che
si attorcigliano.
Vorrei uscire,
esplorare, scalare e provare quei brividi che mi hanno sempre accompagnato per
tutta la vita. Che volete farci, insegno Parkour e Acrobatica, amo girare in
motocicletta e scalare a piedi le montagne uscendo rigorosamente fuori dai
sentieri battuti, amo perdermi per i boschi accendendo piccoli fuochi e
dormendo in amaca a due metri d’altezza sapendo che così i cinghiali mi
passeranno sotto senza disturbarmi.
Sono come un leone
chiuso nella gabbia di uno zoo.
Mi ritrovo ad un certo
punto sdraiato sul terrazzo, sudato e stanco, guardo su e vedo un gabbiano
volare altissimo nel cielo, vola lento o almeno così pare dal mio punto di
vista. È così elegante… chissà cosa penserà nel vederci tutti rintanati nei nostri
nidi. Lo osservo e immagino che il mio spirito si innalzi fin lì e voli insieme
a lui, quieto e modesto. Osservatore. Lo sento espandersi. Provo una inattesa
sensazione di gioia profonda. È possibile evadere non solo dalle nostre mura,
ma dal nostro stesso corpo pur non spostandoci nemmeno di un centimetro?
Delle volte le sfide
sono immediate e richiedono riflessi pronti, altre volte invece, a quanto pare,
no. Ed è curioso il fatto che ci ho messo degli anni ad abituarmi ad un mondo
che corre sempre, notte e giorno, e proprio adesso che mi ero messo a correre
al suo passo: si è fermato di botto. Come una mosca che sbatta contro un vetro,
un limite definito ed invisibile.
Così mi faccio
persuaso che la più grande azione che possiamo intraprendere è il non fare
assolutamente nulla.
È una guerra
silenziosa ed immobile che si vince rimanendo in trincea.

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