Ridon-danza
Una gamba, poi l’altra
mi alzo
cammino e
un, due…
Indosso questo
poi quello
metto questo qui - poi quello lì.
Incontro
saluto
un cenno e
cammino, sempre avanti
testa alta
tacco, punta
il mondo si muove
i miei piedi – il motore.
Apro, chiudo
slaccio – allaccio
rotolo
veloce
senza attrito
da qui a laggiù
perché?
…se non lo sai tu.
Da ordine a caos
da caos a ordine
faccio, disfaccio
smonto, rimonto
un pezzo la volta
un giorno la volta
un sorriso, stavolta
una lacrima, a volte
aspettando la svolta
una vita stravolta
una vita stolta
un fiato
corto
smorto
fermo
con sguardo assorto.
Osservo e vedo
un codice
ripetitivo
recidivo
lo vivo
gli rendo conto
mai ragione.
Sono dentro
e sono fuori
mai allineato
fuori strada
sul ciglio
con fiero cipiglio
giusto per gettare scompiglio.
Lo sento come un film già visto
una danza assurda
un gran trambusto
tutto pronto
finto, con un finale già scritto
rivisto – editto.
Scrivo
fuori dal foglio
mi rifiuto e mi spoglio
mi allontano come un reietto
da un vissuto che non è mio – non è tutto
che rigetto
che non sento vivo – lo so, nel petto.
Vorrei non fosse così
vorrei fosse più semplice
vorrei avere il dono della cecità
non vedere la verità
vagare ignaro e felice nella mia, confortevole, oscurità.
Ma sono qui
e partecipo
riluttante
a questa folle
insensata
ridon-danza.
Commenti
Posta un commento