Qui e Ora


Quando ci sediamo, ci concentriamo pensando solo al respiro e stabiliamo una profonda connessione con il nostro corpo, con noi stessi, allora riusciamo ad estraniare la mente dai mille pensieri delle nostre giornate, dalle cose da fare, dai problemi che ci affliggono, dagli stronzi che ci stanno sul collo. In definitiva usiamo il trucco della respirazione e del silenzio per vivere il momento in cui siamo senza far scappare la mente avanti ed indietro nel tempo. 
Durante le nostre giornate i pensieri viaggiano nella mente come la pallina nel flipper finché, ogni tanto, andiamo in tilt.
La capacità di vivere il presente lo chiamiamo “qui ed ora”. Questo concetto sta alla base di una vita di qualità e di serenità. Tipicamente questa capacità si acquisisce con lo Yoga e le sue tecniche di respirazione oltre che con le asana.
Ciò che mi interessa di più adesso è capire se questa capacità è propria solo dello Yoga.
Quali altre discipline hanno la capacità di farci vivere esattamente il momento procurando effetti benefici alla nostra mente?
Dagli ultimi anni di pratica sportiva ho notato come il Parkour, seppur con modalità totalmente diverse riesce a ritrasportarci nel presente con un’efficacia straordinaria.
All’inizio della pratica del Parkour si sente spesso dire che è uno strumento che insegna a “superare gli ostacoli, siano essi fisici o mentali, nonché gli ostacoli che la vita ci pone davanti”. Sento un sacco di praticanti veramente poco esperti ripetere a pappagallo questa definizione. Per molto tempo ho pensato che fosse una classica forma di ignoranza e di eccitazione iniziale, l’ansia di dire “il Parkour è la mia vita” che spingesse le persone a dirlo per sentirsi parte di una comunità.
In parte lo penso ancora, ma non del tutto. Se questa disciplina provoca questo tipo di reazioni su così tante persone può darsi che ci sia un fondo di verità?
Una cosa è certa: nel momento in cui si comincia a muoversi e praticare la disciplina qualcosa cambia, l’attitudine mentale fa uno switch, la percezione di ciò che puoi fare e di ciò che ti circonda cambia ad una velocità stratosferica.  Un allenamento tira l’altro, un salto tira l’altro. Oggi così, domani un po’ più lungo, dopodomani un po’ più in alto… .
Ma cos’è che rende il Parkour così indispensabile?
Qualunque praticante un po’ più esperto sa quanto sia importante durante un allenamento impegnativo lasciarsi dietro le emozioni negative, i pensieri oscuri. Ogni allenamento che richieda un certo grado di concentrazione diventa un piccolo allenamento Jedi, in cui la paura, il nervosismo e la fretta portano al lato oscuro (ovvero l’infortunio). Se quindi l’allenamento richiede di estraniarsi da questi sentimenti, dai problemi e dalle paure che il mondo continuamente ci trasmette eccoci che torniamo a vivere il presente. Nel presente non abbiamo problemi. L’allenamento si svolge quindi: “qui ed ora”.
E qui torniamo alla tipica definizione che i principianti amano tanto ripetere: “superare gli ostacoli, siano essi fisici o mentali, nonché gli ostacoli che la vita ci pone davanti”.
Hanno ragione. Hanno ragione perché nel momento in cui iniziano a praticare sperimentano una condizione nuova: non c’è competizione, non c’è la proiezione nel futuro, non si sfrutta la rabbia, vivono il momento di allenamento immersi totalmente in loro stessi, come una lunga immersione in apnea all’interno dell’esperienza che stanno compiendo.
Non hanno ragione invece nell’ultima parte della frase: “…nonché gli ostacoli che la vita ci pone davanti”. Qui la faccenda si fa molto più complessa. Esattamente come un praticante di Yoga appena finita la seduta di meditazione può ricominciare ad essere succube delle proprie ansie e paure, un praticante di Parkour può cadere nello stesso identico tranello.
Per riuscire in quell’intento ultimo e profondo che è l’applicazione nella vita di ciò che la pratica in sé gli ha trasmesso, dovrà allora rispondere a delle domande su sé stesso e seguire un processo un bel po’ più complicato del semplice saltare o respirare.
Entrambe le discipline quindi ci indicano una direzione, ma dobbiamo poi essere noi abbastanza tenaci da scegliere il percorso migliore per raggiungere la nostra meta.  

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